Fosse avvenuto nel 2014 l’incontro fra Trump e Zelensky avrebbe avuto un effetto davvero sorprendente, sarebbe stato il primo vero tentativo di pace e mediazione mentre era già in corso da tempo una guerra continua a bassa intensità nel Donbass che faceva invece evidentemente comodo ignorare e fomentare.
Fosse stato intimato all’Ucraina e alla Russia di fermarsi e al governo di Kiev di accontentarsi di una situazione in quel momento prospera, uno stile di vita occidentale per gli Ucraini e aperto agli scambi con l’Europa, disponibilità di risorse, rispettando la posizione di zona cuscinetto fra Russia e Occidente, allora sì, che si sarebbe trattato di un incontro storico. La ricerca di una soluzione di pace bilaterale. Peccato che, invece, si spingevano posizioni folli con basi NATO alle porte del Cremlino impossibili da non guardare con preoccupazione e sospetto da parte della Russia; proviamo ad immaginare se fosse accaduto il contrario con schieramenti sovietici alle porte dell’EU.
Era lampante: il solito piano appoggiato dall’incompetenza di alcuni e dalla delinquenza di altri. Chi, se non la stessa Ucraina e l’intera Europa, avrebbero pagato le conseguenze di un fuoco soffiato sulle differenze culturali, sulla rivolta e l’elezione di un governo filo americano alle porte di Mosca? L’obiettivo palese era l’ingerenza americana su un’area ricca di risorse all’interno dell’Europa. Se l’Ucraina avesse vinto, cosa impossibile ma auspicabile, con i finanziamenti e le armi americane, la Russia ne sarebbe uscita incredibilmente indebolita.
In caso di disfatta ucraina, come è avvenuto, si sarebbero riaperti i dialoghi dell’America con la Russia, isolando Zelensky insieme all’Europa abbandonati al proprio destino, anzi castigati per una resistenza inutile e impenitente. Sulle ceneri dell’ennesimo popolo di cui non si è lasciato compiere in modo naturale il proprio cammino verso l’autodeterminazione e la libertà, gli americani si presentano come salvatori della pace che hanno contribuito a minare e ricostruttori di un disastro bellico, con ulteriori immani prospettive di guadagno e sottrazione delle materie prime rimaste.
Soluzioni simili sono state offerte ad Iraq e Afghanistan prima, alla Palestina con il video dedicato alla ricostruzione delle spiagge e dei palazzi di Gaza, presentati come la nuova futura Malibù ricostruita dai due sorridenti filantropi, Trump e Musk. È successo negli anni 90 nei Balcani, tutti abbandonati alle loro macerie dopo interventi a dir poco pretestuosi e volti alla rapina delle risorse o alla destabilizzazione, in quel caso, di Stati e autonomie emergenti. Risalendo il corso della storia, il modo di operare non lascia spazio alla fantasia. In ogni epoca, un progresso fondato su morte e distruzione; fin dal principio delle riserve indiane presentate come ottime soluzioni di convivenza per i “selvaggi” annientati e ridotti alla fame dopo lo sterminio dei bisonti e la sottrazione di ogni territorio libero.
Soltanto con la cieca, ignorante e corrotta mediocrità che contraddistingue le recenti e attuali classi politiche europee si può restare sorpresi e impreparati davanti all’ultimo e più recente capitolo di una storia di imposizioni e distruzioni in nome di finti valori riconducibili a dittature finanziarie e militari su scala globale.
È possibile opporsi in modo concreto e credibile al volere americano, russo o cinese? Forse no, o meglio ora non più, ma lo è stato. Quando le attività e le culture dei popoli non avevano soltanto un prezzo ma anche un valore da rivendicare; quando ogni forza produttiva non era ancora stata svenduta per mancanza di capacità, orgoglio e strategia nel difenderla. Approvando ogni forma di mediocrità, in nome della sola rincorsa all’immediato guadagno, priva di ogni visione costruttiva. Con un gioco al continuo ribasso in Europa, fatto di emulazione di stereotipi commerciali invece che di differenziazione si è rinunciato alla cultura e alla formazione di esseri umani. Non parlo di umani formati solo per essere produttivi e competitivi sul mercato, ma di umani cresciuti con umanità, con la forza di dare un senso e uno scopo condivisibile al lavoro e al proprio operato nel mondo, al di là del solo individuale guadagno o della mera sopravvivenza per alcune classi sociali. Cittadini capaci di interpretare la vita e la storia, di scegliere dove e come vivere secondo le proprie possibilità ed evitando i risvolti più miseri. Cittadini con questi requisiti umani e culturali non si sarebbero trovati a temere sia economicamente che politicamente concorrenti o “avversari” oltre confine, per il semplice fatto che avrebbero saputo collaborare e rendersi indispensabili come lo sono tutti gli scambi che costituiscono un sistema globale. Non esistono sogni facili, come non dovrebbero esistere comici deputati a ricoprire incarichi politici, mafiosi e corrotti che con la sola forza dei guadagni spesso illecitamente ottenuti tengono sotto ricatto interi governi.
Oppure si, come infatti è accaduto e questo ne è l’epilogo. L’incubo, da loro chiamato sogno, l’ “American Dream” quello del tutto possibile a tutti solo attraverso il denaro. Infatti diventare cittadini americani secondo l’ultima proposta di Trump adesso equivale a 5 milioni di dollari, non contano altri requisiti per appartenere alla “cultura” americana. Luci, telecamere e microfoni accesi nelle stanze blindate durante un incontro che sarebbe stato fondamentale mantenere nel privato per l’importanza dei temi; ombre, morte e catastrofi per le popolazioni volutamente mantenute e manipolate nella loro incoscienza e inconsistenza di consumatori e spettatori senza scampo.
Ubi solitudinem faciunt, pacem appellant (Tacito). Dove fanno il deserto, lo chiamano pace.
Lascia un commento