L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro: la retribuzione del lavoro

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Da cosa è determinata la retribuzione oraria di un lavoratore o di una lavoratrice? O, per meglio dire, da cosa è determinato il valore di un’ora della vita di un essere umano? Se seguissimo la logica delle merci il valore di un prodotto è attribuito alla disponibilità del bene sul mercato. Siamo disposti a parlare in questi termini quando il bene in questione è la vita umana? Oppure essa possiede un valore intrinseco dettato da altro e che dovremmo prendere in considerazione nel determinare quale sia il giusto scambio fra la vita ed il suo prezzo?

Non è retorica, facciamo alcuni esempi.
Se ho 17 anni e passo la mia intera estate all’interno di un lido balneare e non vivo il tempo della vacanza in termini di relazione con i pari e spensieratezza, quanto dovrebbe valere in termini economici ciascuna ora di quel tempo perduto ed irrecuperabile?
Se a 35 anni il mio contratto ancora precario non mi permette di compiere le mie scelte di indipendenza e dunque mi porta ad una procrastinazione che potrebbe equivalere alla totale rinuncia? Quanto vale il mio tempo?
Se il mio lavoro a 55 anni è pesante e pericoloso e andrà con certezza a determinare un accorciamento della mia speranza di vita o un peggioramento delle mie condizioni di salute? Il valore che mi dev’essere riconosciuto ora, dovrà tener conto del valore che avrà il mio tempo restante?

Ciò che vogliamo indicare con chiarezza è che per noi il valore da riconoscere ad un lavoratore o ad una lavoratrice non può essere unicamente commisurato al valore della merce o servizio prodotti in quel tempo. Deve infatti tener conto non della finalità di quel tempo ma riconoscere la dignità che quel tempo ha di per sé. 

L’unico modo per comprendere il senso del lavoro come diritto alla realizzazione personale– e non solo come dovere – e come principio fondante di uno stato democratico è rimettere al centro l’essere umano. Se nella retorica condivisa sono stati distinti i tempi di vita e di lavoro per stabilire quale fosse un’organizzazione congrua, dovremmo tornare a far coincidere i due concetti per determinare il valore: il tempo del lavoro è il tempo della vita di ciascun* di noi.

Come dunque stabilire il compenso orario sotto al quale non è accettabile pensare di acquistare tempo di vita umana? In termini strettamente economici, questo valore dovrebbe risultare dal rapporto fra il tempo liberato dal lavoro e le concrete possibilità di attuazione delle personali aspettative di vita. Seppure immaginare un’attuale alternativa al sistema capitalistico sembra irrealistico, pur continuando questo  a dimostrare i suoi limiti pratici e ontologici, sarebbe almeno giunto il momento di riconsiderare il rispetto delle più elementari libertà umane di sopravvivenza, espressione e realizzazione che il capitalismo continua a prevedere unicamente in relazione alla produzione delle merci. 

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