Tag: influencer

  • Pensieri Influenti: fini e mezzi della comunicazione al potere 

    Il rapporto tra potere e comunicazione sappiamo che è da sempre diretto ed imprescindibile. Inutile ricordare l’affermazione e diffusione del fascismo e di ogni altro regime totalitario attraverso l’utilizzo ed il controllo della comunicazione come mezzo di propaganda diretta. Oggi, in un mondo perennemente connesso per cercare un tutorial o un life coach che indichino la via in ogni aspetto della propria vita, la comunicazione ha rafforzato il ruolo centrale, ma questa volta indiretto, per il raggiungimento di interessi di cui i comunicatori sono semplici sicari mercenari. 

    Ma mettiamo dei punti. Cos’è un influencer? Un nome che come pochi altri ha la chiarezza dei propri intenti: influenzare una massa acritica. Dunque, l’influencer al cospetto di individui o forme societarie consapevoli perderebbe il suo ruolo ed il suo potere. Come si potrebbe infatti imputare una colpa a qualcuno che dichiara il fine dei propri contenuti così manifestamente? Inspiegabili o imperdonabili sono invece i numeri che fanno di un content creator un influencer. E allora, ci chiediamo, quali sono i contenuti di un influencer? Recensioni e dichiarazioni a senso unico a favore di prodotti, marchi o battaglie occasionali da intraprendere con indignazione part time. Ed esattamente come un sicario, lautamente pagato per essere responsabile di un delitto, così un influencer mantiene il proprio stato di abbienza spropositata facendo da parafulmine all’azienda che si arricchisce talmente da mantenere a libro paga l’influencer stess*. 

    Tutto questo è reso possibile grazie ad algoritmi che premiano non la qualità di un contenuto ma la costante e crescente quantità di contenuti proposti dallo stesso profilo, tantopiù se “in trend” come si usa sui social. Contenuti che, volenti o nolenti, intercettano qualsiasi utente sulle piattaforme provocando magari anche una reazione giustamente indignata ma che si limita all’invidia sociale verso il successo dell’influencer sicario perdendo di vista i mandanti. 

    Occupiamoci ora dei mandanti. Nell’epoca che è stata universalmente riconosciuta come quella dell’entertainment, quindi con popoli assuefatti alla distrazione seriale dai processi storici, economici e politici decisivi per la vita di ciascun*, è impossibile vedere richiesta e riconosciuta la propria posizione al di là del ruolo di consumator*. Una qualsiasi banca o istituto di credito che continua a proporci soluzioni assicurative per la salute attraverso volti noti è la stessa che ha tutto l’interesse a non far ragionare l’opinione pubblica sulla tassazione sugli extraprofitti o anche sui requisiti per l’accesso al credito da parte di lavoratori e lavoratrici che appunto dovrebbero limitarsi ad acquistare pacchetti assicurativi. 

    Quanto sarebbe facile per uno Stato tassare gli extraprofitti o limitare lo spostamento dei capitali dalle tasche dei risparmiatori e delle risparmiatrici alle banche? Servirebbe una legge così articolata per imporre alle Banche la richiesta di requisiti effettivamente accessibili per vedersi riconosciuto un prestito o un mutuo? No, affatto. E allora ci viene da chiederci se lo Stato sia interessato a farlo, se abbia il potere di farlo. O la Banca in questione – che potrebbe altresì essere una mulltinazionale qualsiasi – è la detentrice della possibilità di sopravvivenza delle persone e dei sistemi che fanno l’apparato politico di uno Stato?